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  1. Esclusione dall’obbligo di fatturazione elettronica per medici e farmacisti, in possesso di dati sanitari "sensibili", e per le società sportive dilettantistiche. E’ questa la soluzione che si sta prospettando per evitare una proroga dell’entrata in vigore della e-fattura dopo i rilievi del Garante Privacy. Novità in vista anche per la pace fiscale, in particolare per la definizione delle liti fiscali, con una riduzione del 10% (con il pagamento quindi del 90% del valore della controversia, senza sanzioni e interessi) in caso di presentazione del solo ricorso, con la possibilità di diluire il versamento in 5 anni. Nell'ipotesi in cui l’Agenzia delle Entrate dovesse soccombere, in primo grado, il pagamento per sanare definitivamente la questione aperta con il fisco ammonterebbe al 40% dell’importo dovuto (contro il 50% previsto dalla norma originaria).
  2. Con provvedimento del 15 novembre 2018 indirizzato all’Agenzia delle Entrate, il Garante della privacy ha "bocciato" la fatturazione elettronica. Secondo l’Autorità, la fattura elettronica - operativa dal 1° gennaio 2019 - “comporta un trattamento sistematico, generalizzato e di dettaglio di dati personali su larga scala, potenzialmente relativo a ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione, sproporzionato rispetto all’obiettivo di interesse pubblico, pur legittimo, perseguito”. Quale sarà la contromossa delle Entrate? E quale lo scenario futuro per professionisti ed imprese? E’ possibile ipotizzare, alternativamente, due possibili evoluzioni.
  3. “Nelle scelte societarie oppure aziendali la variabile fiscale non rappresenta più da molto tempo uno degli stimoli più importanti. Questo dipende soprattutto dal fatto che la maggior parte delle operazioni straordinarie è basata sul principio della continuità dei valori fiscali e della irrilevanza fiscale delle scelte contabili adottate. Lo scenario che si presenta dal 2019, e cioè dopo che sarà attuata la Manovra di bilancio di fine anno, conferma appieno questa situazione. Naturalmente sulla base delle informazioni ad oggi disponibili”. È quanto dichiara Primo Ceppellini che, nell’intervista rilasciata a IPSOA Quotidiano, precisa anche che il “sistema fiscale non viene utilizzato come stimolo per promuovere operazioni di aggregazione”.
  4. La disciplina dei condoni (nella versione originaria del decreto fiscale) ha il pregio, già posto in luce da diversi commenti, di ancorarsi a situazioni certe, oggettivamente e temporalmente definite: la singola misura di definizione è sì affidata a opzioni del contribuente, ma queste sono tipizzate nella forma espressiva e nei tempi. Un filo conduttore per risolvere alcuni casi dubbi può essere quello di negare rilevanza a comportamenti dei protagonisti diversi da quelli considerati dalla legge: comportamenti possibili, perché nel lasso di tempo che intercorre fino alla richiesta di definizione non è previsto un automatico e globale arresto delle attività procedimentali e processuali.
  5. La dichiarazione integrativa speciale rischia di scomparire senza muovere nemmeno i primi passi. Infatti, secondo indiscrezioni, il Governo sembra intenzionato a presentare un emendamento al D.L. n. 119/2018 per cancellare completamente l’art. 9 (norma che, appunto, disciplina la dichiarazione integrativa speciale). Al suo posto potrebbe essere introdotta una nuova forma di “condono” per le irregolarità formali commesse da chi ha presentato la dichiarazione. C’è da chiedersi, a questo punto, il perché di un così repentino cambio di rotta.